Ho sempre dato per scontato che tutti sapessero cos’è la diffamazione. Eppure continuo a trovare post sui social nei quali persone anche istruite dimostrano di non saperlo per niente (o quantomeno di fregarsene altamente non dare importanza a questo aspetto. Siccome però la pena in caso di diffamazione sui social non è per niente all’acqua di rose, ho pensato di fare il punto perché, magari in buona fede, qualcuno può andarci di mezzo.

Ho già parlato di troll, e forse qualcuno mi ha preso troppo sul serio. No, non sto parlando dei buontemponi di INPS per la famiglia che pure poteva comportarsi un po’ meglio, ma di tutti i leoni da tastiera che sembrano più scatenati che mai, complice il periodo festivo, e che non perdono l’occasione per ruggire contro tutto e tutti.
Troppo semplicistico è suggerire di cliccare “non seguire più”: sia perché il rischio è quello di trovarsi la timeline piena di gattini e buongiornissimi, sia perché bisognerebbe passare qualche giorno a fare una cernita rovistando nella spazzatura social. La situazione assume contorni grotteschi quando anche personaggi conosciuti (lo ha fatto per esempio Vittorio Sgarbi tempo fa, in un video contro Boldrini) se ne escono con la frase “Sui social ognuno scrive ciò che vuole”.

In altre bacheche post analoghi scatenano una serie di commenti che superano di molto il limite della legalità. Perché, anche se la cosa
stupisce molti utenti del web, i social non sono il Far West, un mondo a parte dove tutto è lecito e vince chi spara per primo. Sui social vigono le stesse leggi che regolano i rapporti umani per le vie del centro, e se la Boldrini (o chi per lei) dovesse denunciare qualcuno che la incontra al bar e le dà della meretrice, pochi si stupirebbero. Se invece la stessa cosa succede sui social, allora scatta l’indignazione.

Eppure la Cassazione è stata chiara: le offese sui social possono essere considerate anche più gravi di quelle fatte dal vivo e con la sentenza n. 50 del 2 gennaio 2017 la prima sezione penale della Cassazione specifica che diffondere un messaggio diffamatorio attraverso una bacheca Facebook si può considerare diffamazione aggravata, e quindi può scattare il procedimento penale.
Un altro fraintendimento riguarda il diritto di critica. È vero che un personaggio pubblico ha meno tutele per quanto riguarda il dissenso degli internauti (è più alta la soglia tollerata nell’asprezza della critica), ma è anche vero che il leoncini da tastiera devono miagolare mantenendosi nel limite della “continenza” quando esprimono il loro libero pensiero. Nemmeno la fama di un personaggio giustifica gli epiteti che fioccano in ogni angolo del web, ed è bene avvisare questi gattacci che evidentemente non hanno mai chiesto a un avvocato cos’è la diffamazione che non è vero che smette di esistere quando sussiste il diritto di critica.

Un’altra precisazione, e penso sia la più importante per capire cos’è la diffamazione sui social: questo reato non sussiste soltanto quando l’insulto non corrisponde alla realtà. La diffamazione, infatti, è spesso erroneamente assimilata alla diffamazione aggravata (riferire voci false su altri, sapendo di mentire), e quindi molti si sentono in diritto, per esempio, di apostrofare con “ladro” una persona condannata per furto o truffa. Per quanto possa sembrare ingiusto, il pregiudicato può farvi causa ugualmente e rischiereste una condanna e anche l’obbligo di risarcire il danno (poche le eccezioni, disciplinate dall’art. 596 Cod. Pen.).

Però su una cosa devo dare ragione a Sgarbi: sui social ognuno può dire quello che vuole. Il punto è che deve anche avere il coraggio di subirne le conseguenze legali, e dubito fortemente che certi commentatori (che di sicuro non sanno cos’è la diffamazione, o si comporterebbero in modo diverso) siano pronti ad accettarlo. E su questo sono d’accordo con loro: se hai bisogno di sfogarti stai lontano dal computer, perché non vale la pena rischiare una querela quando basterebbe un semplice punchball!

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6 Comments
  1. Un articolo davvero utilissimo! Spesso assisto a gruppi su fb che esagerano e mi ero sempre chiesta quale fosse il ‘limite’ dato dalla legge! Grazie!

    • pivanelsacco

      In quel caso forse dovremmo parlare di ingiurie, che sono un’altra cosa, ma dovrei vedere il gruppo in questione 🙂

  2. Articolo molto attuale (purtroppo) ed interessante.
    Sarebbe anche interessante capire come procedere in caso di diffamazione.
    Che dati bisogna raccogliere? Per esempio, bastano gli screenshot? Ci sono procedure particolari da seguire?

    • pivanelsacco

      Gli screenshot andrebbero autenticati per sicurezza, quindi è sempre meglio rivolgersi a un legale, magari specializzato in ambito web e con un notaio a portata di zampa 🙂

  3. Mai stata diffamata (per ora e che io sappia!), ma quello che scrivi è utilissimo!

    • pivanelsacco

      Sono quasi sicura che se ti avessero diffamato sui social qualcuno sarebbe venuto a dirtelo 🙂

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