Perché qualcuno dovrebbe chiedersi come diventare un troll?
Di questi tempi, si sa, i ritmi frenetici, la crisi, le tasse e tutto ciò che non gira mettono a dura prova la sopportazione di chiunque. La rabbia serpeggia in ogni dove e ognuno sceglie il modo a lui più consono per sfogarla. C’è chi va a correre sull’argine, chi prende a pugni un apposito sacco appeso in camera, chi scrive un diario o imbratta i muri di casa con murales più o meno artistici. Purtroppo, però, c’è anche chi si trova impelagato in meccanismi autodistruttivi dannosi per sé e per gli altri. A metà tra queste due tipologie di persone c’è il troll.

Il troll è colui che prova un perverso ma efficacissimo piacere nel far saltare la trebisonda agli estranei, e per esercitare il suo potere maligno imperversa su forum e social network. Il troll è colui che comunica sui social unicamente con messaggi provocatori, atti a fomentare una discussione il più possibile aggressiva. L’individuo spesso non ha un’ideologia ben definita: può intervenire su un forum animalista lodando la pelliccia di visone di sua moglie e poi precipitarsi a condannare la sperimentazione animale.

come diventare un troll

Se ti stai chiedendo come diventare un troll, sappi che fare il troll non è così semplice come si potrebbe pensare, anche perché, dopo anni di trolleggiamento libero e efficace, parte del popolo di Internet ha mangiato la foglia e non è più così disponibile alla provocazione gratuita. Per questo i troll dovrebbero seguire alcune regole quasi infallibili, per perseguire il proprio obiettivo e andare a dormire tranquilli, sapendo di aver fatto saltare i nervi a più persone nell’arco della giornata. Ecco quindi qualche dritta su come diventare un troll. Cattivissimo, ovviamente.

  1. Gli argomenti
    Certo, un troll professionista può esercitare la sua abilità in ambiti insospettabili, fomentando l’odio anche partendo dal nuovo colore di capelli di Jessica Alba. Ma, per iniziare, è bene concentrarsi su argomenti molto sentiti, soprattutto sulla politica. Ottimo anche qualsiasi argomento caldo di attualità, che sia la teoria del gender o il ddl Pillon. Efficace anche il calcio e, in particolare, ventilare complotti su ogni partita vinta e ogni rigore concesso, ovviamente nella pagina dedicata ai tifosi della squadra vincitrice.
  1. Fuggire la mediazione
    Il troll è dicotomico. Vede tutto o bianco o nero, a seconda che il suo interlocutore preferisca l’uno o l’altro colore. Non deve esistere mediazione nel suo pensiero. E se qualche malcapitato paciere dovesse mettersi in mezzo, il troll lo aggredirà con particolare acredine, e giustamente: quell’ignavo gli sta rovinando il lavoro.
  2. Lo stile
    Ogni affermazione del troll deve seguire un climax ascendente, per illudere l’interlocutore, solo per un istante, di poter ragionare civilmente. Al culmine di questo climax è sempre consigliabile inserire una domanda. Retorica, naturalmente.
  3. Parole e frasi efficaci
    Non devono essere necessariamente offensive di per sè. Ci vuole un po’ di esercizio per adeguarle al contesto, ma alcuni evergreen sono intercambiabili, per esempio: “E io pago”, “Non ho parole”, “Vergogna!”, “Svegliaaaa!”, “Siete servi del potere”.
  1. Qualificare adeguatamente l’interlocutore
    Sono stati creati dei neologismi appositi, si veda “animalari”, “piddioti”, “sciacazzari” (rilevato anche nella forma filo-straniera “sciakazzari”), “complottari”, diventato poi “peppottari”.
  1. Dosare la propria aggressività
    Certo, sembra un controsenso, visto che come si diceva il troll è dicotomico. Ma per i principianti l’aggressività eccessiva può risultare controproducente, perché rischia di far capire agli interlocutori di avere a che fare con un troll. Inevitabilmente questo porterebbe all’abbandono della conversazione, visto che a nessuno piace l’idea di essere manovrato per permettere a un altro di scaricare la propria frustrazione. Invece la domanda deve aleggiare nelle menti di tutti: “È un troll o fa sul serio?”

Naturalmente, come in tutte le cose, è la pratica a fare un bravo troll. Quelli in gamba riescono a trascinare nella più acre discussione anche il Gandhi di turno, ma per arrivare a questi livelli bisogna esercitarsi molto. Ma se l’aspirante troll segue questi consigli, in breve tempo potrà far sì che il Papa e l’ex Papa si mettano a litigare sul sesso degli angeli. Il dado è tratto.

Anche tu eri interessato a capire come diventare un troll? O magari ti trovi qui per capire come difenderti da questa gentaglia? In quel caso ho qualche altro articolo da consigliarti:

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Questo articolo è stato scritto da Anna Cortelazzo, e originariamente pubblicato sul sito IlViviPadova (attualmente offline). Qui è pubblicato in ottemperanza alla licenza Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0).
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8 Comments
  1. Io sono di quelli che hanno letto per capire se sarei un bravo troll 😀 (Solo in via ipotetica, naturalmente! :D)
    Per evitarli sono già piuttosto brava: li ignoro completamente. Senza attenzione non vanno da nessuna parte, faccio proprio finta di non aver letto il loro commento e passo oltre 🙂

    • pivanelsacco

      E fai benissimo! Ma ora mi sorge spontanea la domanda: saresti un bravo troll? ^_^

  2. In passato sono biecamente cascata nella rete di qualche famelico troll, ma oggi sono più attenta. Post ironico ma anche molto utile, complimenti!

    • pivanelsacco

      Grazie per i complimenti Arianna! Ci siamo cascati tutti, anche solo in una singola brutta giornata. L’importante è non perseverare!

  3. Che articolo carino!! Credo di conoscere anche alcuni troll inconsapevoli di esserlo!!

    • pivanelsacco

      Allora non sono troll, sono delle persone aggressive che forse avrebbero bisogno di dialogare un po’ con se stesse. L’obiettivo consapevole del troll è proprio far saltare la mosca al naso, e alcuni nella vita fuori dal web sono gradevolissimi!
      Grazie per l’intervento e per i complimenti!

  4. ok, devo googolare “sciacazzari” perché mi manca del tutto! #eiopago

    • pivanelsacco

      Ahahha hai compreso lo spirito!

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