Molti si lamentano di non trovare il tempo per curare i social. Io ho sempre pensato che quello del tempo sia un falso problema, e continuerò a pensarlo fino a quando non avrò un nanerottolo da allattare e da accudire (più di un profilo IG, of course!)

“Ma io a curare i social ci perdo ore!” ti sento già dire. Non dubito che sia così, ma secondo me si può migliorare. Vediamo, caso per caso, perché ci metti ore a programmare una settimana di contenuti.

curare i social

Perdi ore a editare le foto
Qui ti capisco. In passato anche io perdevo ore, perché per me era quasi un hobby: mi divertivo, facevo innumerevoli esperimenti, mi compiacevo dei risultati. Da gennaio, come ho scritto nella strategia che hanno letto gli iscritti alla newsletter (se vuoi leggere la prossima quando la cambierò, puoi iscriverti a questo link), ho dovuto dare la priorità all’interazione sacrificando l’editing. Morale: 5 minuti scarsi di editing a foto, una trentina di minuti a settimana. Se vai a dare un’occhiata alla gallery, non mi sembra che da gennaio sia tanto peggiorata no?

Perdi ore nell’interazione
Che ti devo dire… Fai bene! Ora come ora l’interazione su Instagram (attraverso commenti e messaggi privati più che attraverso i like) è la sola cosa che non sacrificherei, il concetto chiave quando si parla di curare i social. L’unico suggerimento che sento di darti è di non commentare profili che non ti calcolano di striscio. C’è chi pensa di acquisire follower commentando Chiara Ferragni, ma in realtà mediamente il dialogo nasce di più sui profili piccoli che appartengono alla tua nicchia

Il profilo non è tuo
In questo caso, se gestisci i social per lavoro, è normale metterci di più. È il motivo per cui sconsigliavo di assumere un social media manager a un freelance: per quanto possa essere bravo, non conoscerà mai il tuo brand meglio di te, quindi impiegherà più tempo per curare i social e selezionare i contenuti vincenti, e si farà pagare di conseguenza. Quindi se non sei proprio con l’acqua alla gola in termini di tempo, investi piuttosto sulle consulenze

La ricerca degli hashtag è difficilissima
Qui vado controcorrente, e ti dico: lascia stare. So che molti colleghi mi scuoierebbero viva per questa affermazione, ma sono pronta a difenderla. Sia chiaro, non è che gli hashtag non funzionano per curare i social, anzi, funzionano benissimo. È che, da gennaio, non si capisce come. Davvero, gestisco, oltre al mio, due profili, e ho a disposizione le statistiche di altri due: il funzionamento degli hashtag è diventato aleatorio, e le statistiche non aiutano per niente, visto che non sono suddivise per singoli hashtag e per fare esperimenti dovresti usarne 3 o 4 alla volta, sperando che comunque la tua foto prenda subito vari like per essere indicizzata per hashtag. No, grazie. Finché non si capirà qualcosa di più, io userò più o meno le stesse catene di hashtag, consapevole che certe foto raggiungeranno 600 persone grazie alle suddette e altre ne raggiungeranno 30

Non sai cosa scrivere
Ok, qui come copy sono di parte, ma è l’obiezione che fatico di più a comprendere. Conosci il tuo target? Hai un business strutturato? (se la risposta è no, torna alla casella di partenza!) Conosci le principali regole di grammatica e sintassi (titolo di studio: terza media)? E allora non dovresti impiegare più di 2 o 3 minuti a foto per la caption. Su questo discorso ci torno, promesso, perché vedo troppe persone che si impelagano sulle caption e molte di loro, secondo me, non ne hanno motivo.

Ah, di tutte queste problematiche parlerò anche in Scavalaroccia, il mio programma per essere costanti su Instagram anche in vacanza: sei ancora in tempo per iscriverti e recuperare le email che hai perso!