Ormai lo sa anche il mio gatto: la portata organica dei post è clamorosamente diminuita, e aumentare l’engagement sui social diventa un imperativo categorico: solo se il nostro post avrà molte interazioni (like, commenti, salvataggi e condivisioni) verrà mostrato a un buon numero di persone, altrimenti l’unica alternativa sono le sponsorizzate a pagamento.

Beh, è una parola! “I miei follower sono pigri”, dicono più o meno tutti, ed effettivamente l’uso dei social network sta diventando molto passivo e meccanico. Però ci sono dei profili che ricevono un sacco di commenti ogni volta che postano qualcosa, e non è detto che tutti questi usino i gruppi di commento (dove ci si scambiano interazioni per gabbare l’algoritmo). Questo ci dice che si può ancora aumentare l’engagement sui social, è semplicemente più complicato di un tempo.

Le strategie di crescita per aumentare l’engagement sui social

Per rimediare al calo di attenzione, sono state introdotte le strategie di crescita. “Condividi questo post per avere il mio freebie smarso di due pagine“, “Commenta e condividi se sei d’accordo con me” (generalmente dopo un post stile “non ci sono più le mezze stagioni”), “salva il post per leggerlo dopo (questa suonerà anche male, eppure funziona nei post stile tutorial: è incredibile ma a quanto pare molti non pensano a salvare il post se l’autore non gli ricorda di farlo). E poi ci sono le strategie di crescita interattive, di solito create da professionisti, che vanno a integrarsi con un piano editoriale ben strutturato e magari preesistente. Hanno però due difetti: costano abbastanza e se non le appalti a esterni ti succhiano un sacco di tempo perché devi stare dietro ad ogni interazione).

La rubrica per aumentare l’engagement sui social

Un buon compromesso tra non fare nulla e lasciare le cose come stanno o, peggio, scrivere “e tu?” sotto ogni singolo post, è quello di creare una rubrica, cioè dei contenuti periodici con scadenza precisa che ruotino intorno a un solo argomento (io per esempio avevo Speedygram, la trovi ancora su Igtv!). Dopo un po’, se è fatta bene ed è abbastanza frequente (consiglio una volta alla settimana) la rubrica porta interazione, anche attraverso il passaparola, quindi il profilo cresce e chi ti segue comincerà ad aspettare con ansia l’appuntamento (esistono persone che il venerdì sera fuori con gli amici mettono tutto in pausa per leggersi il PancinaHot de Il Signor Distruggere [tu però evita di pubblicare il venerdì e il sabato sera eh!]). Alla lunga tu entrerai a fare parte della loro quotidianità, e questa è una cosa molto importante. A chi pensi che si rivolgeranno quando avranno bisogno di ciò di cui ti occupi? Inoltre le rubriche, di solito, sono più facili da produrre rispetto ai contenuti indipendenti, potresti addirittura fare un po’ di batching!

Come dovrebbe essere la rubrica ideale?

Premesso che andrebbe valutata la situazione singola (se vuoi farlo con me c’è BeautyCase editoriale), in generale io consiglio di pensare la rubrica per i social, Facebook o Instagram: anche sul blog si può fare una rubrica, ma a meno che tu non pubblichi tantissimi articoli, un contenuto a settimana fagociterebbe il tuo intero calendario editoriale (e in pratica, quindi, faresti solo rubriche!). Attualmente il formato da preferire (in termini di algoritmo) sia su Facebook sia su Instagram è il video, ma mi raccomando: usa i sottotitoli,  fai un riassunto molto dettagliato nella caption. Molto spesso, infatti, le persone guardano i social senza cuffie sui mezzi pubblici, mentre aspettano che cominci il film al cinema o alle cene di famiglia: non possono alzare il volume! Ovviamente se proprio non ti senti a tuo agio in video, puoi scegliere un altro formato, come il carosello nella gallery di IG.

Ogni rubrica che si rispetti deve essere pensata per risolvere un bisogno del tuo target, anche, banalmente, quello di farsi due risate in pausa dal lavoro: prima di pensarla, devi fare uno studio del target per capire quali sono i suoi bisogni e rispondere a essi.
Come ti dicevo, la rubrica ideale dovrebbe avere la frequenza di una volta a settimana, ma se proprio non ce la fai falla uscire una volta ogni due, ma sempre in un giorno e a un orario fisso.

Per quanto riguarda gli argomenti, va bene tutto quello che cerca il tuo target, ma deve essere un argomento circoscritto: io per esempio parlavo solo di comunicazione su Instagram; non avrebbe avuto senso esplorare ogni ambito della comunicazione digitale, perché non sarebbe stata una rubrica. Se tu sei una consulente d’immagine non ti conviene parlare di come andare vestiti in ogni occasione (immagino tu lo faccia già nella gallery, ma magari puoi parlare, in ogni puntata, di un look da sera diverso).

Spero di averti spiegato bene come creare una rubrica per aumentare l’engagement sui social, se però dovessi avere qualche dubbio parliamone nei commenti! Nel frattempo ti ricordo che iscrivendoti alla mia newsletter Parole Caramellate potrai accedere all’area riservata dove troverai il pdf gratuito con le basi della sponsorizzazione su Instagram: che ne diresti di cominciare a sponsorizzare proprio la tua nuova rubrica?