Fare beneficenza conviene a tutti: dopo anni di partita Iva, mi sono resa conto che alle volte, al netto della buona azione, fare beneficienza faceva bene anche al mio stomaco: in modo perfettamente legale, potevo evitare di dare una certa quantità di soldi a uno Stato da cui non sempre mi sento tutelata (vedi quando permette queste cose) favorendo le ONLUS che conosco in prima persona. Per questo ho deciso di pubblicare questo post in collaborazione con il dottor Giulio Noris, commercialista, che ci spiega, più nello specifico, come funziona. Da parte mia preciso due cose: questo discorso può applicarsi a tutti, non solo ai freelance. Inoltre, prima di decidere qualsiasi cosa, è bene consultarsi con il proprio commercialista: beneficenza e scadenze fiscali vanno sempre supervisionate.

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Ma ora lascio la parola a Noris, che in materia ne sa sicuramente più di me:

Sostenere le ONLUS può anche dare, oltre a soddisfazioni morali, un incentivo fiscale.
Infatti le somme destinate a sostenere le attività delle ONLUS sono deducibili/detraibili dalla propria dichiarazione dei redditi con diverse modalità, a seconda del soggetto che fa beneficenza.
Prima di tutto va sottolineato che, indipendentemente da quanto diremo oltre, è fondamentale che tali donazioni vengano effettuate esclusivamente con mezzi di pagamento tracciabili (bonifici, carte di credito/debito/prepagate, bollettini c/c postale, MAV, o assegni circolari/bancari) e mai tramite contanti. Questo per poter documentare in maniera efficace l’ammontare, la data e il beneficiario dell’operazione, nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria, perché ci possa essere la deduzione/detrazione.
Tralascio per semplicità la casistica delle donazioni di beni e servizi in natura, comunque ammesse, e distinguiamo in funzione del soggetto che vuole fare la donazione:

a) Soggetto persona fisica o Ente non commerciale, può alternativamente scegliere:
1. la deducibilità, cioè può ridurre di un importo pari alla donazione effettuata il suo reddito complessivo da assoggettare poi a tassazione. Il reddito può essere dedotto al massimo, del 10% del totale, e in ogni caso non può superare i 70.000 euro l’anno (il risparmio dipenderà quindi dall’aliquota IRPEF marginale del soggetto);
2. la detrazione dall’IRPEF lorda del 26% di quanto donato (in questo caso, però, il tetto per la donazione scende a 30.000 l’anno, quindi il risparmio massimo lucrabile è di 7.800,00 euro).

b) Soggetto passivo all’IRES, può alternativamente optare per:
1. la deducibilità della donazione dal reddito d’impresa, fino al 10% di quest’ultimo e comunque per non più di 70.000 l’anno (L. 80/2005);
2. la deduzione dal reddito imponibile IRES del 2% del reddito dichiarato ex art
100 c.2 TUIR (qui il tetto è limitato a 30.000 l’anno).

Quindi è evidente come una volta tanto il Fisco sia amico di chi fa beneficenza a favore di soggetti impegnati in attività sociali di rilievo, rendendo meno oneroso l’esborso effettuato. In base alla propria situazione ognuno potrà così scegliere la soluzione che gli consente il maggior risparmio fiscale possibile.

E siccome a Natale siamo tutti più buoni, non importa a chi, ma donate! Così risparmierete anche sugli antiacidi per la gastrite!

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